La ricerca di intelligenze extraterresti risponde a una domanda ormai di dominio pubblico: «Oltre alla nostra intelligenza, ci sono altre intelligenze nel cosmo?»
La risposta affermativa che qui viene presentata consente di:

  • osservare l’aspetto artistico-visivo di queste intelligenze attraverso reperti individuati da telerilevamenti satellitari compiuti dalle agenzie spaziali internazionali sui corpi celesti del Sistema Solare;
  • misurare i reperti osservati in modo da determinare le loro dimensioni e individuare le coordinate per riconoscere i luoghi in cui si trovano;
  • verificare la ripetizione degli schemi intenzionali che contraddistinguono le composizioni artistiche individuate che possono consentire la formulazione di ipotesi ponderate sulle capacità tecnologiche e culturali di queste intelligenze.

Gli archeologi innovativi, come Sarah Parcak dell’Università dell’Alabama, hanno recentemente intrapreso le loro ricerche archeologiche utilizzando la nuova tecnologia di remote sensing cioè del telerilevamento satellitare con risultati eccellenti1. Anche nella ricerca che qui viene sommariamente presentata sono stati avvistati molti reperti analizzando numerosissime immagini telerilevate. Le osservazioni hanno permesso di notare che sulla superficie dei corpi celesti del Sistema Solare sono rappresentate numerose figure di volti. Come può essere che il suolo dei corpi celesti e le tracce scavate da molti fiumi insieme al contorno di molte coste presentino tali strutture morfologicamente definite? E come è possibile che queste figure si presentino anche dove non ci sono fiumi e rilievi? La risposta più semplice è che potrebbe trattarsi di pura casualità.

Osservando più dettagliatamente queste figure è possibile scoprire schemi artistici compositivi che si ripetono: collo troncato, immagine nell’immagine, volti intersecati e così via. Questi segni, spesso sovrapposti gli uni agli altri, a volte rendono difficile la visione globale di ciò che è stato rappresentato, ma una volta riconosciuti sono talmente convincenti da essere poi interpretati come reperti artistici, così come accade per i reperti rinvenuti sulle pareti del deserto sahariano del Tassili, per i reperti scoperti presso le grotte di Lascaux, e per i graffiti di arte rupestre sulle montagne di mezzo mondo e in particolare della Valle Camonica.

Tuttavia c’è una non trascurabile differenza: i reperti scoperti nel corso della ricerca sono talmente enormi da non poter essere stati realizzati da membri di una qualsiasi civiltà terrestre finora conosciuta e il contenuto rappresentato non si riferisce a momenti della storia umana.

Le difficoltà incontrate nel corso della ricerca, costantemente in atto da oltre quindici anni, sono state di vario genere: dal reperimento dei documenti scientifici, che dovevano essere esclusivamente di origine garantita dalle agenzie spaziali internazionali, fino alla loro interpretazione culturale che hanno portato ad indagare gli aspetti più controversi attraverso le analisi compiute dalla psicologia della gestalt2 e dalle recenti indagini compiute dalle neuroscienze sulle immagini ambigue3. Ma la difficoltà più grande è stata ed è tuttora, quella di far osservare da un nuovo punto di vista, i documenti scientifici telerilevati a un interlocutore pregiudizialmente scettico, non disponibile a sospendere almeno temporaneamente, il solito modo di osservare la realtà.

Questo atteggiamento, nel corso della storia, ha spesso ignorato o contrastato molte delle intuizioni che poi nel corso dei secoli si sono rivelate più corrette di altre4. Penso al sistema planetario proposto da Aristarco di Samo nel III secolo a.C. o alla prova della sfericità della Terra proposta da Eratostene che ne misurò il raggio. Oppure all’intuizione di Lucrezio sulla pluralità dei mondi descritta nel De rerum natura e alla teoria della panspermia proposta da Anassagora nel V secolo a.C. e riproposta dallo scienziato F. Hoyle: «l’idea è che la vita abbia avuto origine fuori dalla Terra e che sulla Terra ci sia giunta dallo spazio»3.

Del resto la comunità culturale e scientifica ha impiegato centinaia di anni per accettare la teoria eliocentrica di Nicolò Copernico, le intuizioni sugli infiniti mondi di Giordano Bruno e le osservazioni di Galileo Galilei compiute attraverso uno strumento tecnologico.

Agli albori del terzo millennio è possibile constatare che sono trascorsi decenni da quando il gruppo SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) ha iniziato a perseguire l’obiettivo di scoprire se siamo soli nel Cosmo.

Eppure le indagini condotte con i radiotelescopi finora sono risultate sterili. Perché non sono stati raggiunti risultati positivi? Per rispondere a questa domanda bisogna ricordare che da un punto di vista teorico la ricerca SETI si basa su calcoli probabilistici accettati come ipotesi dalla comunità scientifica internazionale come la famosa equazione di Drake5.

tabella probabilità vita universo

Con i radiotelescopi e con molta pazienza e rigore gli scienziati ritengono di poter riuscire a stabilire un «contatto a grandi distanze» con probabili civiltà extraterrestri.

Oggi con i telescopi spaziali gli scienziati sono in grado di affermare che “il numero di pianeti confermati ha così superato 5000, mentre si contano a migliaia gli altri candidati da analizzare, tanto che gli astronomi hanno concluso che ogni stella della galassia ha un suo sistema planetario”6.

Ipotizzare che nel Cosmo esistano altre civiltà che hanno avuto dei tempi evolutivi diversi dai nostri e che possano aver compiuto nel lontano passato dei viaggi esplorativi nel cosmo come noi li stiamo svolgendo ora consente di iniziare una ricerca sul nostro pianeta e sui pianeti del Sistema Solare di segni di intelligenza extraterrestre lasciati da questi ipotetici esploratori.

Se ciò che bisogna cercare sono segni di intelligenza, allora occorre anzitutto definire sinteticamente questo concetto.

Gli studi di J. Piaget, uno dei più famosi esperti di psicologia genetica e di S. Bruner, uno dei più famosi esperti di psicologia cognitiva, concordano nel ritenere l’intelligenza una forma di adattamento. Essi precisano, sinteticamente, che si tratta di un processo simile al modello biologico del rapporto tra organismo e ambiente che si svolge in tre fasi:

  • Assimilazione di schemi, rappresentazioni, emozioni e concetti presentinell’ambiente;
  • Accomodamento con le cognizioni note;
  • Risposte adeguate ai problemi da risolvere.

Lo psicologo Howard Gardner ha proposto il concetto di intelligenze multiple distinguendo tra 7 tipi di intelligenza: logico-matematica, linguistica, spaziale, musicale, cinestesica, interpersonale e intrapersonale7. Mentre l’antropologo Pierre Levy ha prospettato, attraverso le autostrade dell’informazione telematica, la nascita di una intelligenza collettiva: «un’intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta a una mobilitazione effettiva delle competenze»8.

Similmente il paleontologo Teilhard de Chardin ritiene che l’intera umanità stia evolvendo verso la Noosfera9 una sorta di intelligenza planetaria.

Una cosa è certa e condivisa: le civiltà che si sono evolute sul nostro pianeta sono segni evidenti di questo processo evolutivo di intelligenze individuali e collettive, testimoniato dai reperti archeologici, dalle culture e dalle tecnologie.

I segnali radio trasmessi dai radiotelescopi sono segni di intelligenza terrestre, come lo sono l’amigdala mostrata con orgoglio da un naturalista, il dipinto dell’Ultima cena di Leonardo da Vinci, le strutture architettoniche e tutti gli oggetti tecnologici come un computer o un satellite artificiale che orbita attorno al nostro pianeta e così via. Noi terresti quando abbiamo lanciato nello spazio la sonda Pioneer 10 ci siamo preoccupati di inviare una targa contenente un messaggio scientifico e un messaggio artistico in cui apparivano ben evidenti anche le immagini di due esemplari della nostra specie: un maschio e una femmina.

Se noi ci siamo comportati in questo modo intelligente, possiamo escludere che altre intelligenze nel cosmo, in tempi remoti, si siano comportate in modo simile? Ora se nel lontano passato una o più civiltà cosmiche hanno visitato il nostro pianeta potrebbero aver lasciando dei segni del loro passaggio, come noi li stiamo lasciando con l’esplorazione del cosmo. Secondo il fisico Paul Davies «potrebbe anche essere un simbolo artistico, culturale o religioso, o addirittura l’equivalente cosmico dei graffiti»10. Con l’avvento dell’astronautica e con i nuovi strumenti di telerilevamento satellitare questi segni «intelligenti» ora sono stati scoperti, osservati, misurati e interpretati.

Le civiltà cosmiche che ci hanno preceduto, hanno lasciato (intenzionalmente o meno) dei segni artistici che rappresentano la loro effigie. Chi non li vede, ora può analizzare e misurare i risultati di questa ricerca. Chi non vuole vederli, probabilmente è una persona che non riesce ad ammettere che possano esistere civiltà con uno sviluppo evolutivo più avanzato o diverso da quello terrestre. Un comportamento che assomiglia a quello dei contemporanei di Galileo Galilei che si rifiutavano di osservare la realtà attraverso il suo cannocchiale, perché è sempre troppo doloroso ammettere che ciò che si è sempre pensato possa essere messo in dubbio.

Le implicazioni scientifiche, umane, sociali e religiose di questa scoperta riguardano campi vastissimi della conoscenza di cui nessuno può essere completamente competente. Allora, perché non unire tutte le competenze per fare insieme un ulteriore passo in avanti?

A questo proposito segnalo che il teologo cattolico tedesco Armin Kreiner docente all’Università di Monaco di Baviera in un suo recente libro11 ha esposto gli argomenti teologici che rendono compatibile la fede cristiana con una eventuale vita extraterrestre.




1Sarah Parcak, Satellite remote sensing for archaeologyTaylor & Francis Ltd 2009

2R. Arnheim, Arte e percezione visiva, Feltrinelli 1982, pagg. 26,70,73,365

3H. Maturana, F. Varela, L’albero della conoscenza, Garzanti

4A. Tartaglia, La luna e il dito, Lindau 2009, pag. 55

5F. Drake, vedi Wikipedia: equazione di Drake

6G. F. Bignami, Le rivoluzioni dell’universoGiunti 2017, pag. 155

7H. Gardner, Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza, Feltrinelli, Milano 2010

8Pierre Levy, L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, Feltrinelli 1998, pag. 34

9Teilhard de Chardin, L’apparizione dell’uomo, il Saggiatore, 1979, pag. 279

10P. Davies, Uno strano silenzio. Siamo soli nell’Universo?, Codice Edizioni, Torino 2012, pag. 103.

11A. Kreiner, Gesù, gli Ufo e gli alieni. L’intelligenza extraterrestre come sfida alla fede cristiana, Editrice Queriniana, Brescia, 2012